Archeologia rurale e nuova “ruralità”

La memoria della ruralità

La parola “ruralità” evoca considerazioni che spaziano dall’interpretazione più rigorosa del termine a generalizzazioni più disparate, spesso anche distorte. “Thara Rothas”, Associazione di etica e cultura materiale, non vuole entrare in questa area conflittuale quanto, piuttosto, ripartire dalla “cultura della ruralità” ovvero da quei valori culturali aggiunti, che, nel corso del tempo, hanno caratterizzato la letteratura di vita e lavoro “rurale” così fortemente radicata nel costume italiano. L’Italia è stata e lo è ancora, per la propria matrice culturale, un Paese eminentemente “agricolo” e, di conseguenza, “rurale”. Lo dice la sua storia fatta di vicende grandi e piccole, la sua resistenza all’opera d’industrializzazione a cavallo del secolo XX e la sua crisi di forte sofferenza rispetto a certe scelte della moderna società. Una sofferenza che ha lasciato sul terreno i ruderi di un lavoro più subìto che accettato, per la verità, e vissuto, il più delle volte, come un male inevitabile. Lo dicono, soprattutto, l’elevata percentuale dei campi ancora coltivati e in abbandono, la smisurata estensione dei borghi dimenticati e disabitati che ancora oggi insistono sul territorio, la compressione innaturale verso le grandi realtà urbane. Se oggi la generale tendenza della società è quella di dismettere in gran fretta il proprio costume rurale per vestire quello, inautentico, di città “tentacolare”, è pur vero che questa pratica non è più senza critiche e correttivi. Da qui l’impegno di Thara Rothas di riconsiderare il concetto stesso di ruralità alla luce di nuovi e più fondati convincimenti, in condivisione con un processo storico ormai avviato da tempo e per una nuova progettualità certamente più a misura d’uomo.

 

La geografia della ruralità

Ogni considerazione sul concetto di ruralità e sulle sue implicazioni pratiche deve partire, però, da un’analisi seria e dettagliata del fenomeno dello spopolamento delle aree rurali. E’ da qui che può ripartire la nuova interpretazione di una quotidianità vissuta in modo propositivo e “dedicato”, non più drammatico. La nuova mappa dell’archeologia rurale, così tanto “adulata” nei manifesti pubblicitari e nelle esortazioni commerciali, deve ripartire proprio dai “margini” e puntare dritta al cuore della rinascita. Parole come ecologia, salvaguardia dell’ambiente, recupero della memoria storica, riuso sostenibile del territorio, e altro ancora, non devono più suonare come uno slogan buono solo per camuffare ancora di più l’inganno “totale” che si cela dietro l’alibi della “tela di Penelope”. E’ necessario, però, sapere dove queste tendenze hanno preso piede spontaneamente e dove potrebbero rianimare ancora la ricerca di soluzioni abitative, produttive e di vita alternative al grande richiamo delle “sirene urbane”.

 

La nuova “ruralità”

Nessuno pretende di ritornare a vivere come si viveva un tempo alla luce delle candele o gustando quel poco che un piatto unico sapeva dare come sostentamento quotidiano. Nessuno vuole, qui, mitizzare quel periodo e quella qualità di vita quanto, piuttosto, rimarcare la bellezza, l’armonia di una vita vissuta in relazione naturale con il trascorrere del tempo negli spazi vitali della propria esistenza quotidiana. Anche perché, in molti casi, questo rappresenterebbe una soluzione al problema e non il problema. L’esodo delle nuove generazioni, cui oggi assistiamo, verso gli spazi verdi rimasti ancora in essere nelle grandi città ci dovrebbe indurre a riflettere. Non è sempre e, comunque, solo un problema di costi; molto spesso è una vera e propria scelta di vita. A ben ragionare, le grandi scelte urbanistiche a cavallo del XXI secolo non hanno portato a nulla di buono. Le grandi realtà urbane hanno stordito, risucchiato, privato i piccoli comuni rurali della loro identità. Il paesaggio devastato, ferito, vilipeso, le aree di pianura e montagna desertificate, i solchi vallivi riempiti di centri commerciali spropositati per numero e consistenza, gli spazi naturali sommersi da opere inutili, le solitudini di vita ancora di più accentuate dalle speranze deluse, sono stati solo gli effetti di un tale modo di agire. Thara Rothas, associazione di etica e cultura materiale, crede, per propria inclinazione e missione, di poter contribuire, in sinergia con altre associazioni culturali di pari sensibilità e impegno, alla rinascita urbanistica e sociale dei vecchi borghi dimenticati-disabitati proponendosi quale uno dei tanti strumenti di analisi, documentazione e interpretazione dell’archeologia rurale e dei suoi sentieri, favorendo un recupero non solo d’immagine, ma anche di una nuova progettualità coerentemente con ciò che le deriva non solo dalle intuizioni, ma anche da un percorso storico avviato da tempo in modo spontaneo.

 

 

Edo Bricchetti

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