DIS-ABITATI

I dis-abitati sono nuclei abitativi che si trovano in stato di abbandono spesso testimonianza di un percorso umano ove il senso del permanere è divenuto sempre più fievole, fino ad esaurirsi.

Vi sono interi territori definibili abbandonati o dis-abitati.
Zone, oggi, quasi inesplorate o comunque assai poco abitate.
Ciò che resta di questi luoghi è una capacità memoriale che ben poche altre “cose” sanno trasmettere, è una percezione del luogo e del paesaggio, che si viene a creare, che ha un fondo quasi “spirituale” dove la mano dell’uomo ha costruito semplici “rifugi” realizzati con i materiali possibili e facilmente rintracciabili per dar vita alla propria “continuità”.
Tutto ciò quindi resta un patrimonio, spesso salvo solo per caso , a volte anche per cause ritenute infauste.
I dis-abitati sono, l’archeologia più recente”, luoghi che portano la storia sulla pelle restando spesso simbolo di un vissuto ma anche, per chi ne ha affetto, vitalità del presente.
I dis-abitati, sono nuclei capaci di raccontare e regalarci i loro sentimenti. Il ritorno ai territori inesplorati deve essere visto come un percorso memoriale, vero e naturale. Con un  nuovo sguardo,  i territori  “marginali”, non saranno più visti  come un punto fragile ma bensì come  “risorsa”.

 

IMG_5602foto di Lisa Trevisan

 

POESIE E PENSIERI

LO SCEMPIO DEL DESTINO

Versi scritti da Roberto Linzalone per Dis-Abitati

(1)

rantolo di nubi ultimo respiro
paese abbandonato
crolla la volta
il tetto è saltato

c’era una volta
a chi sa raccontare
delle macerie
grande eterno mare

ogni frammento sembra un reperto
grande museo a cielo aperto

 

(2)

come il volo di rapaci
sulle ceneri e le braci
di un antico abitato
che il destino ha franato

le parole dell’autore
libri volano nel vento
come ceneri nel sole

 

(3)

ogni casa è un fotogramma
bianche a schiera son disposte
l’una all’altra contapposte

il paese è una pellicola un filmato
che racconta mille storie
per ognuna c’è il suo dramma
la vicenda di chi è stato
a suo tempo abitato
una storia che dipende
dalla morte che l’offende

(5)

quanti giorni quanti mesi
tutti siamo qui sorpresi
a scrutare
con le foto immortalare
quel che resta del passato
tornerà oppure è andato
la memoria resta all’arte
tutto il resto è in disparte

 

(6)

il paese abbandonato
come un gioco fu creato
ora crolla piano piano
resta il vuoto nella mano

 

(7)

le stanze vuote e lese
le case strette o obese
il tempo le racconta
la notte poi le smonta
risorgono al mattino
il giorno è un fanciullino
che esce per la scuola
nel caldo si dimora
poi cala giù la notte
è il luogo della morte

 

(9)

campanile cattedrale
questo è il tempo che sta male
cattedrale bastimento
di cantare non più sento
campanile di campane
non si odono più strane
le tue voci
con il timbro di tenore

tace il vento
non si suona

è il silenzio a tutte l’ore

 

(11)

è un fiume la memoria
coglie l’attimo
la scoria
ti travolge ogni piede
sopra il letto
nessuno siede
il fiume che racconta

anche monti e valli
piano piano un fiume smonta

 

 

Silvia Passerini

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