Il Paesaggio Fragile di Antonella Tarpino

Che cos’è il paesaggio fragile? È quello in ombra, invisibile oltre il visibile, disegnato più che dai confini e dalle frontiere, dalle linee  tracciate dal lavoro degli uomini. È la sua stessa fragilità tuttavia a preservare la trama sottotraccia “di progetti, di sguardi, di gesti, di saperi, di memorie che, per Salvatore Settis, costituisce la materia profonda del paesaggio. Ecco allora che il paesaggio fragile lo si trova lì, al di sotto del disordine (più che dell’ordine) naturale, storico, simbolico. E il suo perdersi rivela, simbolicamente, spesso nel punto estremo di rottura, il senso che i luoghi hanno per noi: sono per così dire una precondizione  di senso.

Proprio alle parole, corrette dalla memoria profonda dell’abitare, spetta allora il compito di riparare, correggere, il senso del paesaggio contro le geografie ostili dei margini, dei confini,  delle frontiere e l’idea in generale di una qualità negativa dello spazio che ha orientato nei secoli la ragione cartografica. Come operare una sorta di riparazione? Anzitutto con il vocabolario ripensato di un racconto al rovescio (il cambio di leggenda profetizzato da alcuni). E non per una scommessa astratta. Ma perché nella visione fragile di ciò che ancora ci circonda (un luogo è anzitutto sguardo) ci si possa scoprire nel tempo – sul filo di una  folgorante immagine di Andrea Zanzotto – almeno riconoscibili a noi stessi.

Saranno le testimonianze letterarie e artistiche a guidarci attraverso le visioni di paesaggi disattesi tanto più intensi nei secoli se, come indica il percorso del libro, si aggirano le barriere delle geografie dispotiche dei confini e dei margini affrancandoli lungo profili ridisegnati.

Paesaggio Fragile

Manola Delgreco

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