Laurana Lajolo e il Festival del paesaggio agrario

Ecco una breve intervista a Laurana Lajolo, docente di FIlosofia e Scienze Umane, presidente dell’Associazione Davide Lajolo Onlus e organizzatrice dell’evento, ci presenta il Festival del paesaggio agrario, giunto quest’anno alla V edizione, che si terrà in provincia di Asti tra il 15 e il 16 giugno:

  1. Come e quando è nata l’idea del Festival?

L’idea è nata dopo un convegno su economia e agricoltura organizzato dall’Associazione culturale Davide Lajolo ed è stata realizzata la prima volta in occasione del cinquantesimo anno di fondazione della Cantina di Vinchio – Vaglio Serra. L’intento delle prime edizioni è stato quello di ragionare sulle prospettive dell’agricoltura nello sviluppo economico con un filo conduttore che rimane in tutte le edizioni: il paesaggio agrario è plasmato dal lavoro dell’uomo per produrre e dare da vivere. Quando viene a mancare l’incentivo economico viene a mancare anche la tutela e la salvaguardia del territorio. La speranza è che la “nuova” agricoltura, prevista anche dai progetti europei, rimetta insieme le coltivazioni e il rispetto dell’ambiente. Inoltre il festival trae ispirazione da quegli scrittori come Cesare Pavese, Davide Lajolo e Beppe Fenoglio, che hanno fatto delle colline del Monferrato e delle Langhe dei luoghi letterari narrando storie contadine, proprio nel momento in cui la civiltà contadina millenaria veniva superata dal cosiddetto progresso industriale.

 

2)    Il paesaggio agrario nel 2013: che cosa ci stiamo perdendo?

Fare agricoltura oggi in colline difficili da coltivare come quelle del vino diventa sempre più arduo per i costi di produzione e per i problemi di commercializzazione. Sta poi per essere del tutto superata la piccola proprietà contadina con nuove concentrazioni. Questo significa che si predilige la coltura intensiva a quella promiscua del passato tra vigne, coltivi e boschi, quindi il paesaggio collinare sta cambiando. Infine l’invasione di capannoni ai bordi delle strade di comunicazione ha cementificato i fondovalle. Ma il paesaggio continua ad essere unico per fascino e per storia.

 

3)    Che cosa può aggiungere il Festival alla proposta culturale astigiana?

Il Festival vuole essere un’occasione di riflessione sull’economia, la società e il futuro, una presa d’atto dell’esistente, di come conservare il bello e modificare le storture. Un’aspirazione culturale molto ambiziosa.

 

4)    Quali sono le difficoltà principali nel fare cultura fuori dai grandi centri?

La difficoltà sta nel riuscire a comunicare fuori dai confini ristretti, il vantaggio è che si può “misurare” concretamente l’esito di un evento come il festival del paesaggio agrario e l’impatto sul pubblico, verificando se creare una consapevolezza diffusa di gestione del territorio produca orientamenti positivi nella popolazione e nelle amministrazioni.

 

5)    Come si attirano i giovani sul territorio?

Tra i collaboratori del Festival ci sono dei giovani che portano idee, proposte, aspirazioni e quindi rappresentano una risorsa insostituibile da valorizzare. L’agricoltura ha bisogno di giovani, ora se si fa il vino sulle nostre colline è perché ci sono giovani stranieri che lavorano. Nonostante gli incentivi è ancora difficile per un giovane impiantare una nuova azienda agricola, ma si nota un incremento di interesse per creare nuove occasioni di lavoro legate alle coltivazioni e alla tutela dell’ambiente e del paesaggio.

 

6)    Qual è il filo conduttore del programma di quest’anno?

Lo spunto di questa edizione del Festival è dato da due libri: “Spaesati” di Antonella Tarpino e “Off. In viaggio nelle città fantasma del Nordovest” di Marco Magnone, che descrivono, con tecniche narrative diverse, l’esperienza del tempo in luoghi rurali, con le loro memorie sepolte e le possibilità di godere di una “rigenerazione” corroborata da buone pratiche economiche e sociali. Sono previste tavole rotonde e passeggiate dai linguaggi diversificati, in una chiave di armonia e sostenibilità che porterà i partecipanti a conoscere “luoghi e non luoghi” del territorio anche attraverso il cammino, il passo lento lungo sentieri esistenti ed accennati, tra ferrovie abbandonate ma non dimenticate, tra confini amministrativi e paesaggi che disegnano l’ampiezza della libertà possibile… Con l’aiuto di poeti, musicisti da “strada ferrata”, attori, autori, scrittori, amministratori.

 

Per il programma completo, clicca qui.

 

 

 

 

Redazione

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