Un giorno sotto il Bunker

Ieri su Doppiozero è uscita la nuova puntata della rubrica curata da Marco Magnone e Francesca Cirilli, in cui Giulia Marra, tra i curatori del progetto Variante Bunker, ha ripercorso questa storia di riuso creativo urbano a Torino.

(Fotografia di Francesca Cirilli)

“Il bunker prima del Bunker era uno spazio dietro un muro e un cancello videosorvegliato, nascosto dentro la città. Un pugno di capannoni grigi senza troppe pretese, alcuni adattati a magazzini e depositi, altri ancora attivi: si taglia l’acciaio, si saldano ponteggi e strutture metalliche, si smontano e smontano pallet. A fianco, un triangolo verde. In mezzo, un altro muro, stavolta di alberi, cespugli e rovi, ingrassati dal fosso della bealera. Al centro, sul piazzale, uno scoglio verde. E un buco: dentro, un labirinto di otto stanze, le pareti pittate di lettere e numeri tra i segni degli arredi spariti e le macchie di sale, dicono sia il sudore del cemento, i soffitti che gocciolavano acqua tra le radici spesse come liane che pendevano fino al pavimento, dove arrivavano a mangiare i cumuli di terra, mattoni e detriti. Ragni e ragnatele a cercare una via di fuga nelle uscite murate dalle macerie, che ancora adesso non sappiamo dove sbuchino. Eravamo nel rifugio antiaereo dello Scalo Merci Vanchiglia durante la Seconda Guerra Mondiale: il bunker prima, e sotto, il Bunker. [...] Ora stiamo provando ad abitare quest’animale. Un animale mitologico, ma di una mitologia ancora da farsi. Per metà sembra un dinosauro. I suoi spazi vuoti ci ammaliano con l’eco di giorni che non sono più i nostri, croste di asfalto e cemento, scaglie di ferro, cicatrici di muffa e ruggine. Ma sono anche la pelle dura e polverosa di qualcosa che si sta ancora facendo. È polvere di oggi, che si confonde con quella di ieri. È l’altra metà che si mostra, quella che sembra un camaleonte: ci sputa addosso una natura cruda, caotica. Questo sì, il rumore dei nostri giorni.”

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Redazione

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